“Le associazioni dei familiari e degli operatori bocciano il documento conclusivo sull’assistenza psichiatrica della XII commissione del Senato”. Così titolano le agenzie, il giorno dopo l’incontro tra alcune associazioni di familiari di pazienti psichiatrici, sindacati, società scientifiche (non tutti soggetti necessariamente qualificati e rappresentativi sui temi in questione). Le dichiarazioni parlano di “mani sulla 180”, “logica ospedalocentrica”, da cui la necessità di “difendere la 180 ad ogni costo”. Ci si riferisce a un documento della Commissione sanità del Senato, frutto di due mesi di consultazioni con numerose associazioni e società scientifiche italiane. Ma cosa dice davvero il documento della XII commissione? Invitiamo tutti gli interessati a leggerlo compiutamente (www.salutementalelibera.it). Ad uso dei frettolosi tento una sintesi, necessariamente sommaria. Dopo un attacco alla “logica basagliana” (espressione discutibile), rea di aver confuso i problemi di cura con quelli dell’assistenza sociale (per un approfondimento si veda l’articolo “Storie di cronicità annunciate” sempre sul sito di Liberamente), la commissione analizza alcuni dati, relativi al numero di malati, alla disomogeneità dei servizi, all’allocazione delle risorse in base alle patologie. Fonte: il Ministero. Di seguito il documento individua sette aree di criticità, alle quali raccomanda di prestare attenzione quando si vorrà mettere mano alla questione salute mentale: 1.lo scarso finanziamento per le patologie differenti dalle gravi psicosi (40.000 pazienti gravi assorbono il 90% delle risorse) 2.la mancata presa in carico, da parte dei servizi, della maggior parte dei problemi psichiatrici 3.il problema dei trattamenti sanitari obbligatori, con un accenno alla necessità di semplificarli e renderli più lunghi 4.il problema del trovare alternative agli Ospedali psichiatrici giudiziari 5.il problema della patologia psichiatrica in carcere 6.la formazione degli operatori 7.l’inserimento al lavoro dei pazienti con patologie psichiatriche
E’ difficile non ammettere, se non si vive nel mondo delle favole, che le sette aree corrispondano davvero a gravi criticità, vissute come tali da pazienti, familiari e operatori. E che ad esse si debba una risposta quando si vorrà discutere di norme per la salute mentale. Ovviamente non tutto quel che è scritto nel documento rimane condivisibile, e personalmente mi inquieta sempre l’ipotesi di rendere i trattamenti sanitari obbligatori più facili e lunghi. Non butterei però il bambino con l’acqua sporca, e valuterei positivamente lo sforzo della commissione di individuare i problemi e l’indicazione della necessità di metterci mano. Fermo restando che, essendo le elezioni appena concluse, probabilmente le indicazioni resteranno lettera morta per il nuovo esecutivo. Se le cose stanno così, perchè allora una bocciatura così netta da parte dei soggetti sovramenzionati? In realtà, ogni volta che si comincia a ragionare sui temi della malattia mentale c’è sempre qualcuno che tira in ballo l’intangibilità della 180, anche quando non c’entra nulla. Come forse non tutti sanno, la “legge Basaglia” disciplina i ricoveri coatti e chiude i manicomi. Null’altro. L’intoccabilità della 180 diventa nei fatti la foglia di fico che impedisce di vedere le vergogne dell’attuale organizzazione psichiatrica e che giustifica l’assoluto immobilismo delle norme del settore. In questo modo, mettere mano a una seria discussione sui temi della salute mentale diventa impossibile. Ma alle associazioni e alle sigle che si schierano compatte sul no alla discussione, importa qualcosa di modificare lo stato delle cose? Non lo so. Ho il dubbio che la salute mentale sia diventata luogo di scontro tra opposti schieramenti politici, cui spesso le sigle dei portatori d’interesse fanno riferimento, in nome di chi soffre e, legittimamente, è disinteressato alle appartenenze partitiche di chi lo dovrebbe curare. Perchè, come dovrebbe risultare evidente a tutti, i problemi dei pazienti e dei familiari, le cure, i disagi di operatori -spesso abbandonati in strutture vergognose assieme ai loro malati-, non sono di destra, ne’ di sinistra. E sarebbe da folli, questo si, ipotizzare che solo la gente di una certa parte politica sia insoddisfatta dello stato delle cose, mentre l’altra vede tutto rosa. Come associazioni, dobbiamo avere la lungimiranza di ragionare laicamente su ciò che funziona per i pazienti e i loro familiari, su ciò che è meglio per favorire l’inclusione sociale, sulla via migliore per aumentare la cultura della cura a tutti i livelli. A me non piace che le associazioni siano “schierate”. Solo se si dialoga e si fanno le pulci a tutti gli schieramenti abbiamo ragione di esistere. Altrimenti diventiamo megafoni inutili di maggioranze o minoranze parlamentari, potenzialmente egualmente interessate, o disinteressate, ai problemi della fragilità sociale.
“Le associazioni, pur con un margine di perplessità legato a contenuti che vanno ulteriormente approfonditi, accolgono con interesse il documento conclusivo della XII commissione, che ha il merito di individuare alcune gravissime criticità dell’organizzazione della salute mentale. Si augurano che il dialogo con le associazioni continui con il nuovo parlamento, e che anzi si allarghi a portatori d’interesse finora esclusi dalle consultazioni. Propongono un tavolo tecnico-politico per discutere fattivamente i temi in questione”. E’ la notizia di agenzia che non c’è e che mi piacerebbe ci fosse.